Ella non rispose

di Matilde Serao

«Non vi conosco: non mi conoscete. Non vi ho vista, mai. E vi vedrò, io, forse, mai? Voi, forse, non mi vedrete mai. Eppure la mia anima, inattesamente, si è legata, salda, alla vostra, in un vincolo tanto più tenace e stretto, in quanto che oscuro, fantastico e misterioso: e io sento di amarvi, con tutte le mie forze, come se il vostro volto di donna — siete voi giovane? bella? Non lo so: non vi conosco — come se questo volto chiuso nell’ombra, mi fosse seducentemente noto da mesi e da anni, come se il fascino della vostr’anima, da mesi e da anni si esercitasse su me e mi tenesse e mi avvincesse. Chi è mai, la donna che riceverà la mia lettera? E la riceverà, essa, giammai? I veli impenetrabili vi covrono, vi stringono, o Creatura del mio amore: e innanzi a quest’ostacolo singolare, che io non so superare, che non supererò, forse, mai, io fremo, per voi, di ammirazione, di emozione, di adorazione, per la sola cosa di voi che mi sia nota, irresistibilmente nota, invincibilmente nota: la vostra voce.

Il romanzo della fanciulla

di Matilde Serao

Come Maria Vitale schiuse il portoncino di casa, fu colpita dalla gelida brezza mattutina. Le rosee guancie pienotte impallidirono pel freddo; il corpo giovenilmente grassotto rabbrividì nell’abituccio gramo di lanetta nera: ella si ammucchiò al collo e sul petto lo sciallino di lana azzurra, che fingeva di essere un paltoncino. Nella piazzetta dei Bianchi non passava un’anima: la bottega del fabbro era ancora chiusa, la tipografia del Pungolo era sbarrata: per i vicoli di Montesanto, di Latilla, dei Pellegrini, dello Spirito Santo che sbucavano nella piazzetta, non compariva nessuno. Una nitida luce bigia si diffondeva sulle vecchie case, sui vetri bagnati di brina, sui chiassuoli sudici: e il cielo aveva la chiarezza fredda, la tinta metallica e finissima delle albe invernali. Allora Maria Vitale, mentre si avviava, sorpresa dal silenzio e dalla solitudine, fu côlta da una vaga inquietudine.

— Sono forse uscita troppo presto, — pensò.

Batté il piede in terra, pel dispetto. Non avevano orologio, in casa, e alle sette meno cinque minuti, ella si doveva trovare in ufficio. Così, alla mattina, cominciava il fastidio: la madre si destava prestissimo e dall’altra stanza la chiamava:

— Mariè?

— Mammà?

— Alzati, che è ora.

Ella si riaddormentava, col buon sonno delle fanciulle sane e tranquille. Dopo cinque minuti la madre la chiamava di nuovo, a voce più alta:

— Ho inteso, mammà, ho inteso: mi sto alzando.

Titolo: Il romanzo della fanciulla
Autrice: Matilde Serao
Le riscoperte n° 87
Pubblicazione 11 marzo

Il sentiero

di Clarice Tartufari

Adimaro e Gloriana, fratello e sorella, picchiarono contemporaneamente coi pugni chiusi sulla parete che divideva le loro stanze e subito, vestiti alla svelta, scesero nel salone a pianterreno della grande villa, tutta ancora in silenzio.

Adimaro trasse a sé il battente del portone e su dai campi, giù dagli alberi, figure gioiose emersero, calarono, si disposero lietamente in fila, protendendo verso i ragazzi le braccia colme di promesse. Erano i giorni delle vacanze estive che si presentavano ad accoglierli con tanta festosità. Il sole, meno impaziente di loro sapendo che in ogni modo avrebbe veduto sempre le stesse cose, non si era alzato, ma stava per alzarsi e già uno stendardo multicolore ne annunziava l’arrivo trionfale.

Vedendo sull’orlo del pozzo una secchia ricolma, i ragazzi corsero a immergervi le mani, ed allora osservandone la differenza della tinta e delle proporzioni, si accorsero di essere cambiati e cominciarono a scrutarsi curiosamente, ammirati a vicenda della loro floridezza, inorgogliti nel vedere ciascuno sul viso dell’altro i segni della giovinezza che stava per avvicinarli.

Così, la vita!

di Flavia Steno
Le riscoperte n°85
Pubblicazione 26 febbraio

In piazza Corvetto, mentre s’avviava all’ufficio su oltre il viale dell’Acquasola, gli occhi di Federico Angeleri si soffermarono distrattamente dapprima, più attenti poi e subito pietosamente interessati sopra una figurina femminile tutta nera che precedendolo di pochi passi si trascinava nella stessa direzione del giovane. Appunto il muovere lentissimo e strano della donna che pareva non trovasse più la forza di sollevare il piede né quella di raccogliere nella piccola destra abbandonata lungo la persona la povera sottana a sbrendoli troppo lunga per lei e inzaccherata di tutto il fango raccolto per le strade ancora molli della pioggia della notte, aveva attirato gli sguardi del giovane.

— Che miseria! – egli pensò.

E subito dopo una riflessione seguì nel suo cervello all’osservazione:

— Ma perché non solleva quello straccio che spazza la strada?

Comprese subito perché .

Una larga pozza d’acqua non ancora asciugata dal bel sole di maggio levatosi radioso in un cielo di cobalto sgombro di nubi, aveva costretto la donna a raccogliersi la gonnella intorno alle ginocchia per superare l’ostacolo lieve e nell’atto i suoi piedi s’erano scoperti calzati da certe miserabili ciabatte sformate, scalcagnate, bucate che di scarpe non meritavano più il nome e che erano l’espressione eloquente e insuperabile del limite estremo della miseria.

Eterne leggi

di Clarice Tartufari

La stella di Venere, sola a ornare il silenzio vasto del cielo soffuso di bianchezza nella soavità dei primi albori, entrò per la finestra nel salone della casa addormentata e incoronò di piccoli raggi la fronte di Iulia bella, che rispose al saluto irradiandosi di fulgori.

Iulia bella non sorrideva con facilità; anzi si dilettava di rimanersene cinta di mistero sopra il fondo del piatto amatorio, dove un vasaio di Castel Durante l’aveva collocata in effigie, dotandola di venustà squisita fra la doppia lista dei capelli assettati dietro le orecchie e segnati di colore acceso per una fettuccia scendente dal capo, lungo le gote, fin sopra le spalle cariche a dovizia di pendagli e catene.

Ma nell’albeggiare di quella mattina di San Giovanni, mentre la campagna usciva dalla quiete notturna con tenui bisbigli, Iulia bella si compiaceva d’intrattenersi con la stella di Venere, come quando, forse, in altri secoli ella inviava sospiri alla notte gemmata da qualche balcone di qualche palazzo pesarese, dopo avere motteggiato donnescamente coi gentiluomini di Alessandro Sforza, duca novello di Pesaro, o aver danzato per alleviar la noia di madonna Lucrezia Borgia, moglie giovanetta del Signore Giovanni.

Titolo: Eterne leggi

Autrice: Clarice Tartufari

Le riscoperte n°84

Pubblicazione 19 febbraio

Eterne leggi

di Clarice Tartufari

La stella di Venere, sola a ornare il silenzio vasto del cielo soffuso di bianchezza nella soavità dei primi albori, entrò per la finestra nel salone della casa addormentata e incoronò di piccoli raggi la fronte di Iulia bella, che rispose al saluto irradiandosi di fulgori.

Iulia bella non sorrideva con facilità; anzi si dilettava di rimanersene cinta di mistero sopra il fondo del piatto amatorio, dove un vasaio di Castel Durante l’aveva collocata in effigie, dotandola di venustà squisita fra la doppia lista dei capelli assettati dietro le orecchie e segnati di colore acceso per una fettuccia scendente dal capo, lungo le gote, fin sopra le spalle cariche a dovizia di pendagli e catene.

Ma nell’albeggiare di quella mattina di San Giovanni, mentre la campagna usciva dalla quiete notturna con tenui bisbigli, Iulia bella si compiaceva d’intrattenersi con la stella di Venere, come quando, forse, in altri secoli ella inviava sospiri alla notte gemmata da qualche balcone di qualche palazzo pesarese, dopo avere motteggiato donnescamente coi gentiluomini di Alessandro Sforza, duca novello di Pesaro, o aver danzato per alleviar la noia di madonna Lucrezia Borgia, moglie giovanetta del Signore Giovanni.

Titolo: Eterne leggi

Autrice: Clarice Tartufari

Le riscoperte n°84

Pubblicazione 19 febbraio

Le ultime levatrici dell’East End

di Jennifer Worth Le ultime levatrici dell’East End

L’ultimo capitolo di una trilogia di grande popolarità, iniziata con Chiamate la levatrice e Tra le vite di Londra, che ricostruisce, con vivacità da gran teatro, la vita quotidiana di un gruppo di ventenni chiamate a coadiuvare, nella parte più povera della Londra degli anni Cinquanta, le suore ostetriche di una più antica istituzione ospedaliera. Un bestseller mondiale, una delle serie più viste negli ultimi dieci anni sulla BBC, trasmessa in Italia con grande successo da Rete4.

Quando Jennifer Worth, poco più che ventenne, decise di abbandonare il comfort della sua vita per andare a lavorare come levatrice in una delle zone più povere della Londra del dopoguerra, non solo aiutò a far nascere centinaia di bambini e diede supporto a moltissime famiglie e persone disperate, ma divenne al tempo stesso la più interessante portavoce della vita di un intero quartiere oggi completamente scomparso.
In questo ultimo episodio della fortunata trilogia, la levatrice dell’East End londinese chiude il cerchio della sua intensa esperienza al convento della Nonnatus House, tra le suore, provette ostetriche, e le eroiche colleghe pronte ad affrontare qualsiasi difficoltà. Stanno arrivando gli anni Sessanta e la zona degradata dei docks del Tamigi subisce un’importante trasformazione. Gli aerei hanno rimpiazzato le navi mercantili rendendo superflua l’attività portuale, è iniziata la demolizione degli edifici danneggiati dai bombardamenti, gli abitanti del quartiere vengono trasferiti fuori Londra. Con l’arrivo del sistema sanitario nazionale, con l’aumento dei parti in ospedale e l’avvento della pillola nel 1963, le suore della Nonnatus House si trovano a dedicarsi ad altro: abuso di droghe, assistenza ai senzatetto, ai sordomuti, in un mondo e una società che sta cambiando per sempre, narrati con stile coinvolgente e ricco di humour, e con trascinante passione politica e sentimentale.
Titolo: Le ultime levatrici dell’East End
Autore: Jennifer Worth
Traduzione dall’inglese: Carla De Caro
Titolo originale: Farewell to the East End
Casa editrice: Sellerio
Collana: La memoria
Numero pagine: 464
costo cartaceo: 15,00
costo ebook: 9,99
EAN: 9788838936913

 

I segreti della massoneria in Italia

di Antonella Beccaria i-segreti-della-massoneria-in-italia_9452_

Dalla prima Gran Loggia alla P2
Inchiesta sull’organizzazione occulta più potente della storia occidentale

Templari, libera muratoria, Fratellanza, Gran Loggia, Rosacroce: tanti sono i nomi attribuiti nei secoli a quella forma di associazione segreta nota ai più semplicemente come “massoneria”.
Ma chi c’è veramente dietro a questa forza occulta che sembra guidare i destini del mondo? Come è nata e con quali scopi? Chi sono stati i suoi massimi esponenti e chi ne fa parte ancora oggi? In Italia, in particolare, sembra che la storia nazionale si sia spesso intrecciata con quella delle logge segrete: dalle persecuzioni degli affiliati in epoca fascista alle deviazioni estreme della P2 di Licio Gelli, con le ombre del golpismo e delle stragi, mai del tutto cancellate; dagli interessi americani al potenziale abbraccio letale con esponenti delle forze dell’ordine e dei cosiddetti “servizi segreti deviati”, fino ai pericolosi contatti con la malavita organizzata.
Con interviste esclusive e materiale inedito, la giornalista d’inchiesta Antonella Beccaria va alla scoperta di un mondo spesso sconosciuto e inesplorato, per illuminare le molte zone d’ombra che ancora oggi si trovano attorno al fenomeno massonico.

Tutto quello che c’è da sapere sull’organizzazione più antica, misteriosa e potente della storia occidentale

Tra gli argomenti trattati nel libro:

• Morte presunta di un massone
• Le origini della famiglia: istanze di libertà dal Medioevo all’età moderna
• L’approdo in Italia delle idee massoniche
• Venti di dittature e reazione delle consorterie
• Fratelli d’America: il nodo della seconda guerra mondiale e la posizione dei cugini d’oltreoceano
• Anomalie nel tempio: la bufera della P2
• Incroci eversivi: quale ruolo nella strategia della tensione?
• Relazioni inconfessabili: l’ombra delle mafie
• Logge regolari e deviate: le moderne camere di compensazione

Titolo: I segreti della massoneria in Italia
Autore: Antonella Beccaria
Casa editrice: Newton Compton
genere: saggio storico
Serie: I volti della storia
Numero pagine: 432
costo cartaceo: 9,99
Costo ebook: 4,99
ISBN: 9788822711243

Pulvis et umbra

di Antonio Manzini Pulvis et umbra

Aosta e Roma, doppia indagine per Rocco Schiavone nell’attesissimo nuovo romanzo. Un noir mozzafiato dal ritmo perfetto con un meccanismo dai mille ingranaggi che non perde mai un colpo.

Dice Antonio Manzini che i suoi romanzi li immagina, non semplicemente come una serie, ma come i «capitoli di un libro più grande» sul vicequestore Rocco Schiavone. Ad ogni episodio, mentre fruga tipicamente svogliato e vigile nel freddo di Aosta, il vicequestore con le sue Clarks entra anche in un pezzo ignoto del suo passato. Di modo che il caso criminale diventa un passaggio esistenziale. Un affondo psicologico dentro di sé avvolto in un’inchiesta di polizia.
In Pulvis et umbra due trame si svolgono in parallelo. Ad Aosta si trova il cadavere di una trans. A Roma, in un campo verso la Pontina, due cani pastore annusano il cadavere di un uomo che porta addosso un foglietto scritto. L’indagine sul primo omicidio si smarrisce urtando contro identità nascoste ed esistenze oscurate. Il secondo lascia un cadavere che puzza di storie passate e di vendette. In entrambi Schiavone è messo in mezzo con la sua persona. E proprio quando il fantasma della moglie Marina comincia a ritirarsi, mentre l’agente Caterina Rispoli rivela un passato che chiede tenerezza e un ragazzino solitario risveglia sentimenti paterni inusitati, quando quindi la ruvida scorza con cui si protegge è sfidata da un po’ di umanità intorno, le indagini lo sospingono a lottare contro le sue ombre. Tenta di afferrarle e gli sembra che si trasformino in polvere. La polvere che lascia ogni tradimento.
Titolo: Pulvis et umbra
Autore: Antonio Manzini
Casa editrice: Sellerio
Collana: La memoria
Numero pagine: 416
costo cartaceo: 15,00
costo ebook: 9,99
EAN: 9788838936821

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Ultimi giorni a Teheran

di Donia Bijan ultimi-giorni-a-teheran_9437_

Quando Noor torna a Teheran dopo trent’anni, insieme a Lily, la figlia adolescente e ribelle, trova il suo Iran molto diverso da come lo ricordava. Solo il Café Leila – il ristorante che appartiene alla sua famiglia da tre generazioni – sembra essere rimasto lo stesso. A gestirlo è ancora Zod, il padre di Noor, che ai clienti abituali offre non solo cibo, ma anche ristoro e risate, facendoli sentire a casa. Noor non immaginava che questo viaggio potesse essere per lei un ritorno al passato: invece, piano piano, si dovrà confrontare con le storie dei suoi antenati e affrontare la dolorosa vicenda di sua madre, uccisa quando Noor era adolescente. Donia Bijan riesce a tessere una trama che intreccia più generazioni, a tratti triste, a tratti divertente, con uno stile elegante capace di far assaporare ai lettori un’altra cultura, un’altra epoca, altre sfumature dell’animo umano…
Titolo: Ultimi giorni a Teheran
Autore: Donia Bijan
Casa editrice: Newton Compton
Numero pagine: 384
costo cartaceo: 7,50
Costo ebook: 0,99
ISBN: 9788822711212

Toccante. Un capolavoro

Un’intensa storia d’amore e amicizia all’antico Café Leila.

Il fascino di Teheran fa da sfondo a questo potente romanzo d’esordio
Una avvolgente storia familiare a base di cibo, tradizioni e segreti

«Donia Bijan ha creato una storia commovente sulla profondità dei legami familiari, che sopravvivono alle tragedie e a ogni distanza.»
Booklist

«Con Ultimi giorni a Teheran è facile commuoversi e venire assorbiti dalla storia. Un romanzo che ci fa riflettere non solo su temi familiari, ma anche sul luogo che chiamiamo casa.»
Kirkus Reviews

«Ultimi giorni a Teheran desterà tutti i vostri sensi. Questo romanzo racconta la toccante storia di una famiglia e della brillante e bellissima cultura della Persia, danneggiata ma non distrutta.»
Elizabeth J. Church