Giocando con un ordine alfabetico che scombina le carte della cronologia e basandosi su documenti originali, l’autrice ripercorre la vita, le ultime volontà e le ultime dichiarazioni di Maria Antonietta, restituendone l’immagine di una donna calata nel suo ruolo, una donna determinata, legata ai propri figli, che pian piano abbandona la propria regalità svestendo i panni regali e tornando ad essere solo una donna, una madre… una sorella. Vengono presentati i documenti, anche inediti in Italia, vengono contestualizzati e commentati.
“Che mio figlio, a sua volta, renda a sua sorella tutte le cure, tutti i servizi che l’amicizia possa ispirargli; infine che entrambi sentano che in qualunque situazione possano trovarsi, non saranno veramente felici se non uniti. Che prendano esempio da noi, quanto, nella nostra disgrazia la nostra amicizia è stata di consolazione e che durante la felicità godi doppiamente quando la si può condividere con un amico; e dove trovarne uno più tenero e più caro che nella propria famiglia? Che mio figlio non dimentichi mai le ultime parole di suo padre, che gli ho espressamente ripetuto: che non cerchi mai di vendicare la nostra morte. ”
Esploro in questo podcast alcuni software che aiutano gli scrittori ad organizzare il testo, senza perdersi. Di seguito ci sono i link ai produttori dei software, per provarli, vederli, farsi un’idea.
Ho provato a creare un personaggio durante il podcast per mostrare il concetto dei livelli del personaggio.
Ho provato a creare un personaggio durante il podcast per mostrare il concetto dei livelli del personaggio.
In effetti, dalla creazione di un personaggio come questo, si creano già degli spunti per delle storie, sarebbe interessante continuare l’esperimento di creazione per vedere dove ci porterà.
In questo podcast parlo di arco di crescita del personaggio. Si tratta di uno degli aspetti più importanti nella creazione del personaggio. Parliamo di quell’aspetto del personaggio che collega il personaggio alla trama, ne costituisce in buona parte il terzo livello, quel livello del personaggio che rende il personaggio tridimensionale.
In questo podcast parlo di arco di crescita del personaggio. Si tratta di uno degli aspetti più importanti nella creazione del personaggio. Parliamo di quell’aspetto del personaggio che collega il personaggio alla trama, ne costituisce in buona parte il terzo livello, quel livello del personaggio che rende il personaggio tridimensionale.
La musica del podcast, come sempre è “They Say” licenza CC0
arco-di-crescita
Libri consigliati
K.M.Weiland- Creating Character Arcs- Pen for A Sword
Dora Marks – L’arco di trasformazione del personaggio – Dino Audino Editore
Raccolgo gli errori più comuni che capitano agli aspiranti autori, quegli errori che, spesso pregiudicano una loro pubblicazione pur in presenza di un buon testo.
Un post (e podcast) provocatorio e un po’ antipatico.
Dovevo farlo, prima o poi doveva capitare. Raccolgo gli errori più comuni che capitano agli aspiranti autori, quegli errori che, spesso pregiudicano una loro pubblicazione pur in presenza di un buon testo.
In altre parole fate esattamente il contrario degli errori che vi presento.
E state tranquilli, almeno uno o due di quegli errori, li abbiamo fatti tutti, almeno una volta.
Il brano musicale in sottofondo è “They Say” licenza CC0
Versailles, 1725. Nelle sale dorate del palazzo più splendente d’Europa si nasconde un pericolo mortale. La regina Maria Leszczyńska teme che qualcuno stia avvelenando lentamente il suo corpo fragile, ma la verità è ancora più inquietante: una setta di alchimisti, ossessionata dall’idea di creare un “Re Illuminato”, trama nell’ombra per purificare il sangue reale con rituali proibiti.
In suo aiuto giungono due enigmatici stranieri: Julie e Hervé LeClerc. Pittori di corte in apparenza, nascondono un segreto millenario. Vampiri antichi, legati da un amore e da un destino che superano il tempo, si muovono tra balli sfavillanti e catacombe oscure, tra intrighi di corte e magie alchemiche.
Mentre il confine tra luce e tenebra si fa sempre più sottile, Julie dovrà scegliere se rivelare la propria vera natura pur di salvare la sovrana… o rischiare di perdere tutto.
Un romanzo di intrighi, passioni e misteri occulti, dove la storia si intreccia con il fantasy gotico in un’avventura che cattura dall’inizio alla fine.
Chiudi gli occhi e cancella tutto quello che hai immaginato sui Celti. Quei guerrieri con elmi cornuti, quei druidi con pozioni magiche sono solo ombre sbiadite di una civiltà molto più complessa e affascinante.
Quando pensi ai Celti, cosa ti viene in mente? Probabilmente scene di battaglia, figure mitologiche, qualche immagine raccolta da fumetti o film. Ma la vera storia è molto più ricca, molto più umana.
I Celti non erano solo guerrieri. Erano filosofi profondi, con una società che oggi definiremmo sorprendentemente evoluta. Immagina comunità dove il diritto era un’arte, dove l’astronomia non era solo osservazione ma comprensione profonda del cosmo, dove la medicina era già una scienza raffinata.
Le loro donne non erano semplici comparse, ma figure centrali. I loro leader non erano solo condottieri, ma intellettuali capaci di guidare un popolo attraverso la conoscenza.
“Mistero Celtico” è più di un libro. È una porta spalancata su un mondo che abbiamo troppo a lungo frainteso.
Nella quiete apparente di una Berlino che respira storia e segreti, un nome sussurrato nel buio riporta alla luce un passato che nessuno ha mai osato guardare in faccia.
Giulia Leclerc, diplomatica antica quanto le alleanze stesse, viene chiamata a indagare su un evento sospetto nella corte berlinese. La morte improvvisa di un alto membro della stirpe immortale cela qualcosa di più di un semplice delitto: una trama sottile, cucita con ago d’argento, che affonda nei decenni della Guerra Fredda e nel cuore della gerarchia vampirica.
In una città che non dimentica e in cui ogni parola è un potenziale tradimento, Giulia dovrà decidere se fidarsi dei propri sensi… o della verità sepolta tra le pagine di un diario scomparso.
Il Filo di Platino è un universo narrativo condiviso, concepito come intreccio di storie, voci e linguaggi artistici diversi. Non si tratta soltanto di una serie di romanzi, ma di un progetto culturale più ampio, che unisce narrativa, musica e arti visive in una tessitura coerente e suggestiva.
Il nucleo centrale è costituito dai romanzi, ambientati in epoche e città differenti, ma legati da un filo invisibile: un destino antico che attraversa generazioni e personaggi, lasciando tracce di potere, memoria e sangue. Le storie raccontano di vampiri, mutaforma, esseri oscuri e mitologici, intrighi e segreti che si muovono nell’ombra della Storia ufficiale, con un’attenzione particolare alla profondità psicologica e all’atmosfera.
A questo percorso letterario si affianca la musica: una serie di brani originali, pensati come eco e controcanto delle vicende narrate. Le canzoni non sono semplici corollari, ma veri e propri tasselli dell’universo del Filo di Platino, capaci di ampliare l’esperienza del lettore-ascoltatore.
Il progetto include anche una componente visiva: illustrazioni, copertine e concept grafici che restituiscono il tono evocativo delle storie e accompagnano il pubblico in un viaggio immersivo.
Con il Filo di Platino vogliamo proporre un’esperienza di narrazione transmediale: non solo leggere, ma anche ascoltare, vedere e condividere. Un invito ad addentrarsi in un mondo stratificato e complesso, che intreccia mito e contemporaneità, emozione e riflessione.
Ti mando questa mia, con uno dei soliti romanzi, del solito gabinetto di lettura Meiners e figlio. Non so se abbiamo diritto di leggere in due, pagando un solo abbonamento. Alla prima confessione esporrò il caso al confessore. Il guaio è che i confessori sono inesorabili sull’argomento dei romanzi, e specialmente di questi dello Zola; sarebbe capace d’impormi, a titolo di penitenza, d’incendiare il gabinetto di lettura coi libri, i signori Meiners e figlio, e tutto quanto. Preferisco pagare il doppio abbonamento. Questa volta però sono certa che la mia lettera ti riuscirà più interessante del romanzo; sembra il principio d’un romanzo anch’essa; ma d’un romanzo vero. Peccato che questo principio sia destinato a non aver seguito. Peccato per te che leggi, però. Quanto a me, non vorrei che continuasse. Dio me ne scampi! È la cosa più strana che mi sia mai accaduta, e la più umiliante che si possa immaginare. Un vicino di casa, un non so chi, un nessuno, che abita, pare, di contro al mio stanzino da bagno, ha avuto il toupé di gettarmi sul balcone una lettera, in cui mi avvertiva di chiudere le imposte, perchè… Lo capisci il perchè. Ha osato supporre ch’io potrei non chiudere abbastanza le imposte quando non sono abbastanza vestita. È un oltraggio sanguinoso; è quanto dirmi: “Badi, signora, che lei non ha pudore; io che sono uomo, sento di doverle dare una lezione.
In vendita sul nostro store e sui principali store on line.
Era una bellissima giornata primaverile, di quelle che nel mese di gennaio si possono godere soltanto a Nizza e nelle altre stazioni invernali.
Uno splendido sole entrava per le aperte vetrate e inondava di luce la sala del Grande Albergo di Nizza, dove in quella mattina v’era un’allegria insolita, un movimento di forestieri che uscivano, entravano, si salutavano allegramente e formavano dei crocchi aspettando l’ora della colazione.
Fuori, sulla terrazza, stava un gruppo di fanciulle in contemplazione del mare azzurro solcato da vele bianche e barchette nere; dentro, in un angolo riparato dal vento, il commendatore Paribelli leggeva ad alta voce sul suo giornale i gradi di freddo delle principali città d’Italia e volea far gustare a tutta quella gente la voluttà di trovarsi a 12 gradi Réaumur colle finestre aperte, mentre a Roma il termometro segnava 2, a Milano 5 e a Torino 7 gradi sotto allo zero. Egli era ricco, un po’ avanzato in età e s’era proposto di gustare assieme alla moglie gli anni, e sperava fossero parecchi, che ancor gli rimanevano di vita, e in quel momento si sentiva felice di trovarsi in un ambiente tepido e primaverile, colla prospettiva d’una buona colazione, della quale la moglie, che era andata ad informarsene dal primo cameriere, gli avea recato le migliori notizie.
In piedi, nel mezzo della sala il conte Mattei, appena ritornato da Monte Carlo, narrava gesticolando le vicende d’una partita di giuoco che gli aveva fruttato in quella mattina cinquemila lire, e gli amici lo stuzzicavano per fargli pagare una cena o almeno qualche bottiglia di vino generoso.
Seduto presso ad un tavolino scrivendo una lettera, se ne stava tutto solo un bel giovane biondo, dal tipo nordico, mentre poco lontano una signora inglese consultava il dottor Corradi, professore di medicina, sopra alcuni dolori reumatici che non la lasciavano riposare la notte. Quando, tutt’a un tratto, i discorsi furono interrotti e tutti gli sguardi si volsero verso due signore, che entrate appena attraversarono la sala per recarsi in quella da pranzo.
Una era d’aspetto piuttosto matronale, coi capelli brizzolati, lo sguardo vivace ed il portamento fiero, l’altra, si capiva subito, doveva essere la figlia; era giovane e molto bella, avea una di quelle bellezze che non possono passare inosservate, sia che s’incontrino al passeggio o che entrino in un salotto. Era alta, snella coi capelli dai riflessi dorati, con degli occhi scuri profondi, circondati da ciglia brune che contrastavano stranamente col colore chiaro dei capelli; sarebbe stata meravigliosa se non avesse avuto qualche cosa di stanco ed abbandonato in tutta la persona, la carnagione diafana e il respiro affannoso che la mostravano sofferente.
di Gemma Ferruggia Le riscoperte n°76 Data di pubblicazione: 25 dicembre
La piccola Regina Frescobaldi era sola e pensava. Ella era abituata alla solitudine quanto una donna vecchia, disillusa di tutti e d’ogni cosa: e abituata a pensare per credere di non essere sola.
I bambini dei poveri — quando sono intelligenti — godono di questo privilegio che culla la fantasia, prepara alla virtù del silenzio e alla più bella conquista individuale: bastare a sé stessi.
Tanto come dire che Regina Frescobaldi, quantunque avesse appena nove anni, non era una bambina. Il suo fondo cuore, già pieno di ricordi, non racchiudeva un solo raggio di luce schiettamente infantile. Pareva una posatrice consumata, alle bimbe della sua età: invece era sincera. Ella non sapeva, proprio, né divertirsi, né ridere. La donnina sorrideva, qualche volta: una sfumatura di sorriso che ispirava terrore e pietà agli adulti: le smorte labbra innocenti sembravano fare una concessione alla vita degli altri. E sembravano, anche, aver bevuto il sorriso breve — in cui balenava l’ironia — a una torbida acqua: come se una tragica coppa, ricolma di tossico misterioso, fosse stata offerta alla bocca già dolorosa, già consapevole dei fremiti che trattengono i singhiozzi; delle pieghe amare che sigillano lo sdegno.
L’automobile si fermò in mezzo al cortile e Livio Moltesi-Dauri balzò a terra. Subito, in cima alla breve gradinata di marmo a chiazze verdi, fiancheggiata da due ringhiere di ferro arrugginito, apparve un uomo cinquantenne, qualcosa d’incerto fra il servitore e il contadino, il quale lo esaminò un momento ad occhi socchiusi, curiosamente, prima di scendere ad incontrarlo. Ma quando si risolvette, Livio era già presso di lui e gli chiedeva con un tono impaziente: — Sono in casa le signore? Aveva appena gettato uno sguardo alla grande facciata nera e liscia della casa, aveva appena avvertito il senso di tetra durezza, di malinconica superbia che pareva emanare da quella vecchia costruzione quadrata, su cui le finestre e le porte s’incorniciavano di una larga fascia bianca, staccata e contrastante sul fosco colore delle pareti con un effetto di lugubre fastosità.
Autore: Amalia Guglielminetti Titolo: Gli occhi cerchiati d’azzurro Casa Editrice: Decima Musa Edizioni Collana: Tallia Sottocollana: Le Riscoperte n° 71 Prezzo: 0,99 Formato: epub e mobi Pubblicato il 20 novembre 2023
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