Versailles, 1725. Nelle sale dorate del palazzo più splendente d’Europa si nasconde un pericolo mortale. La regina Maria Leszczyńska teme che qualcuno stia avvelenando lentamente il suo corpo fragile, ma la verità è ancora più inquietante: una setta di alchimisti, ossessionata dall’idea di creare un “Re Illuminato”, trama nell’ombra per purificare il sangue reale con rituali proibiti.
In suo aiuto giungono due enigmatici stranieri: Julie e Hervé LeClerc. Pittori di corte in apparenza, nascondono un segreto millenario. Vampiri antichi, legati da un amore e da un destino che superano il tempo, si muovono tra balli sfavillanti e catacombe oscure, tra intrighi di corte e magie alchemiche.
Mentre il confine tra luce e tenebra si fa sempre più sottile, Julie dovrà scegliere se rivelare la propria vera natura pur di salvare la sovrana… o rischiare di perdere tutto.
Un romanzo di intrighi, passioni e misteri occulti, dove la storia si intreccia con il fantasy gotico in un’avventura che cattura dall’inizio alla fine.
Era una bellissima giornata primaverile, di quelle che nel mese di gennaio si possono godere soltanto a Nizza e nelle altre stazioni invernali.
Uno splendido sole entrava per le aperte vetrate e inondava di luce la sala del Grande Albergo di Nizza, dove in quella mattina v’era un’allegria insolita, un movimento di forestieri che uscivano, entravano, si salutavano allegramente e formavano dei crocchi aspettando l’ora della colazione.
Fuori, sulla terrazza, stava un gruppo di fanciulle in contemplazione del mare azzurro solcato da vele bianche e barchette nere; dentro, in un angolo riparato dal vento, il commendatore Paribelli leggeva ad alta voce sul suo giornale i gradi di freddo delle principali città d’Italia e volea far gustare a tutta quella gente la voluttà di trovarsi a 12 gradi Réaumur colle finestre aperte, mentre a Roma il termometro segnava 2, a Milano 5 e a Torino 7 gradi sotto allo zero. Egli era ricco, un po’ avanzato in età e s’era proposto di gustare assieme alla moglie gli anni, e sperava fossero parecchi, che ancor gli rimanevano di vita, e in quel momento si sentiva felice di trovarsi in un ambiente tepido e primaverile, colla prospettiva d’una buona colazione, della quale la moglie, che era andata ad informarsene dal primo cameriere, gli avea recato le migliori notizie.
In piedi, nel mezzo della sala il conte Mattei, appena ritornato da Monte Carlo, narrava gesticolando le vicende d’una partita di giuoco che gli aveva fruttato in quella mattina cinquemila lire, e gli amici lo stuzzicavano per fargli pagare una cena o almeno qualche bottiglia di vino generoso.
Seduto presso ad un tavolino scrivendo una lettera, se ne stava tutto solo un bel giovane biondo, dal tipo nordico, mentre poco lontano una signora inglese consultava il dottor Corradi, professore di medicina, sopra alcuni dolori reumatici che non la lasciavano riposare la notte. Quando, tutt’a un tratto, i discorsi furono interrotti e tutti gli sguardi si volsero verso due signore, che entrate appena attraversarono la sala per recarsi in quella da pranzo.
Una era d’aspetto piuttosto matronale, coi capelli brizzolati, lo sguardo vivace ed il portamento fiero, l’altra, si capiva subito, doveva essere la figlia; era giovane e molto bella, avea una di quelle bellezze che non possono passare inosservate, sia che s’incontrino al passeggio o che entrino in un salotto. Era alta, snella coi capelli dai riflessi dorati, con degli occhi scuri profondi, circondati da ciglia brune che contrastavano stranamente col colore chiaro dei capelli; sarebbe stata meravigliosa se non avesse avuto qualche cosa di stanco ed abbandonato in tutta la persona, la carnagione diafana e il respiro affannoso che la mostravano sofferente.
Il reverendo Bernhard Franken, alto e ossuto nel soprabito nero, che gli scendeva severamente fino ai talloni, stava ben piantato sui piedi larghi e discosti, lasciando penzolare dalle mani intrecciate dietro la schiena, la canna a grossi nodi, dal manico ricurvo.
Generalmente egli si dilettava delle voci degli alberi, giudica ndole propizie alle sue elevate riflessioni; ma gli olmi non avevano nulla da comunicarsi in quel momento e, tranquilli in lunghissime file, non si scambiavano nemmeno un bisbiglio. D’altronde cosa avrebbero potuto dirsi fra loro, che già non sapessero per ininterrotta esperienza? Che faceva gran caldo? Sul finire di luglio il caldo è naturale. Che i raggi del sole s’insinuavano obliqui tra il fogliame e intanto sul prato si accorciavano, indietreggiavano, rispettosi dell’ombra? È naturale che, quando il crepuscolo si avvicina, il sole si allontani, perocché Iddio separò la luce dalle tenebre e gli alberi, contemplativi per indole fino dal terzo giorno della creazione, rifuggono dagl’inutili discorsi, molto più che dal quinto giorno della creazione, Iddio, benedicendo gli uccelli che volano per la terra e per la distesa del cielo, impose loro di allietare con il volo ed il canto la immobilità ed il mutismo delle piante designate unicamente a far seme e portare frutto secondo la loro specie.
Efficace la frase, Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli. Avevate torto, perché voi siete il Governo e il Governo deve saper tutto. Non sono fatte pel Governo, certamente, le descrizioncelle colorite di cronisti con intenzioni letterarie, che parlano della via Caracciolo, del mare glauco, del cielo di cobalto, delle signore incantevoli e dei vapori violetti del tramonto: tutta questa rettorichetta a base di golfo e di colline fiorite, di cui noi abbiamo già fatto e oggi continuiamo a fare ammenda onorevole, inginocchiati umilmente innanzi alla patria che soffre; tutta questa minuta e facile letteratura frammentaria, serve per quella parte di pubblico che non vuole essere seccata per racconti di miserie. Ma il governo doveva sapere l’ altra parte ; il governo a cui arriva la statistica della mortalità e quella dei delitti; il governo a cui arrivano i rapporti dei prefetti, dei questori, degli ispettori di polizia, dei delegati; il governo a cui arrivano i rapporti dei direttori delle carceri; il governo che sa tutto: quanta carne si consuma in un giorno e quanto vino si beve in un anno, in un paese; quante femmine disgraziate, diciamo così, vi esistano, e quanti ammoniti siano i loro amanti di cuore, quanti mendichi non possano entrare nelle opere pie e quanti vagabondi dormano in istrada, la notte; quanti nullatenenti e quanti commercianti vi sieno; quanto renda il dazio consumo, quanto la fondiaria, per quanto s’impegni al Monte di Pietà e quanto renda il lotto. Quest’altra parte, questo ventre di Napoli, se non lo conosce il Governo, chi lo deve conoscere? E se non servono a dirvi tutto, a che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, a che questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto? E, se voi non siete la intelligenza suprema del paese che tutto conosce e a tutto provvede, perché siete ministro?
«Non vi conosco: non mi conoscete. Non vi ho vista, mai. E vi vedrò, io, forse, mai? Voi, forse, non mi vedrete mai. Eppure la mia anima, inattesamente, si è legata, salda, alla vostra, in un vincolo tanto più tenace e stretto, in quanto che oscuro, fantastico e misterioso: e io sento di amarvi, con tutte le mie forze, come se il vostro volto di donna — siete voi giovane? bella? Non lo so: non vi conosco — come se questo volto chiuso nell’ombra, mi fosse seducentemente noto da mesi e da anni, come se il fascino della vostr’anima, da mesi e da anni si esercitasse su me e mi tenesse e mi avvincesse. Chi è mai, la donna che riceverà la mia lettera? E la riceverà, essa, giammai? I veli impenetrabili vi covrono, vi stringono, o Creatura del mio amore: e innanzi a quest’ostacolo singolare, che io non so superare, che non supererò, forse, mai, io fremo, per voi, di ammirazione, di emozione, di adorazione, per la sola cosa di voi che mi sia nota, irresistibilmente nota, invincibilmente nota: la vostra voce.
Come Maria Vitale schiuse il portoncino di casa, fu colpita dalla gelida brezza mattutina. Le rosee guancie pienotte impallidirono pel freddo; il corpo giovenilmente grassotto rabbrividì nell’abituccio gramo di lanetta nera: ella si ammucchiò al collo e sul petto lo sciallino di lana azzurra, che fingeva di essere un paltoncino. Nella piazzetta dei Bianchi non passava un’anima: la bottega del fabbro era ancora chiusa, la tipografia del Pungolo era sbarrata: per i vicoli di Montesanto, di Latilla, dei Pellegrini, dello Spirito Santo che sbucavano nella piazzetta, non compariva nessuno. Una nitida luce bigia si diffondeva sulle vecchie case, sui vetri bagnati di brina, sui chiassuoli sudici: e il cielo aveva la chiarezza fredda, la tinta metallica e finissima delle albe invernali. Allora Maria Vitale, mentre si avviava, sorpresa dal silenzio e dalla solitudine, fu côlta da una vaga inquietudine.
— Sono forse uscita troppo presto, — pensò.
Batté il piede in terra, pel dispetto. Non avevano orologio, in casa, e alle sette meno cinque minuti, ella si doveva trovare in ufficio. Così, alla mattina, cominciava il fastidio: la madre si destava prestissimo e dall’altra stanza la chiamava:
— Mariè?
— Mammà?
— Alzati, che è ora.
Ella si riaddormentava, col buon sonno delle fanciulle sane e tranquille. Dopo cinque minuti la madre la chiamava di nuovo, a voce più alta:
— Ho inteso, mammà, ho inteso: mi sto alzando.
Titolo: Il romanzo della fanciulla Autrice: Matilde Serao Le riscoperte n° 87 Pubblicazione 11 marzo
Adagiato nella poltrona rullante di mogano rossastro, le borchie e gli ornamenti in bronzo dorato e il sedile foderato di broccato turchino scuro, Tino di Scorzon, uscito dal letto della sofferenza, avvolto nella vestaglia, i piedi nelle morbide pantofole, la sigaretta fra le labbra, se ne stava da un poco sul terrazzo che si apriva davanti la camera che lo ospitava. Tino di Scorzon era stato, tre mesi prima, trasportato dalla fronte in miserande condizioni. Gravemente ferito, egli era caduto nella neve alta e quivi rimasto per un’intera giornata in mezzo a un cumulo sanguinolento di compagni, quali irrigiditi dalla morte, pochi, come lui, crudelmente feriti. Lì, fra la neve rossa di sangue, egli sarebbe certamente perito al pari di parecchi suoi commilitoni, senza l’eroico aiuto del suo attendente, che al cadere della notte, strisciando su lo strato morbido e insidioso, sfidando i proiettili che saettavano da ogni parte, riusciva, a forza di stenti, a trarlo di là, svenuto, esangue, morente. Dall’ospedaletto da campo, subito dopo la prima medicazione, l’avevano portato nell’ospedale meno lontano: nella villa generosamente offerta dal proprietario a la Croce Rossa, allo scopo di raccogliervi i feriti in guerra.
L’ultimo capitolo di una trilogia di grande popolarità, iniziata con Chiamate la levatrice e Tra le vite di Londra, che ricostruisce, con vivacità da gran teatro, la vita quotidiana di un gruppo di ventenni chiamate a coadiuvare, nella parte più povera della Londra degli anni Cinquanta, le suore ostetriche di una più antica istituzione ospedaliera. Un bestseller mondiale, una delle serie più viste negli ultimi dieci anni sulla BBC, trasmessa in Italia con grande successo da Rete4.
Quando Jennifer Worth, poco più che ventenne, decise di abbandonare il comfort della sua vita per andare a lavorare come levatrice in una delle zone più povere della Londra del dopoguerra, non solo aiutò a far nascere centinaia di bambini e diede supporto a moltissime famiglie e persone disperate, ma divenne al tempo stesso la più interessante portavoce della vita di un intero quartiere oggi completamente scomparso.
In questo ultimo episodio della fortunata trilogia, la levatrice dell’East End londinese chiude il cerchio della sua intensa esperienza al convento della Nonnatus House, tra le suore, provette ostetriche, e le eroiche colleghe pronte ad affrontare qualsiasi difficoltà. Stanno arrivando gli anni Sessanta e la zona degradata dei docks del Tamigi subisce un’importante trasformazione. Gli aerei hanno rimpiazzato le navi mercantili rendendo superflua l’attività portuale, è iniziata la demolizione degli edifici danneggiati dai bombardamenti, gli abitanti del quartiere vengono trasferiti fuori Londra. Con l’arrivo del sistema sanitario nazionale, con l’aumento dei parti in ospedale e l’avvento della pillola nel 1963, le suore della Nonnatus House si trovano a dedicarsi ad altro: abuso di droghe, assistenza ai senzatetto, ai sordomuti, in un mondo e una società che sta cambiando per sempre, narrati con stile coinvolgente e ricco di humour, e con trascinante passione politica e sentimentale.
Titolo: Le ultime levatrici dell’East End
Autore: Jennifer Worth
Traduzione dall’inglese: Carla De Caro
Titolo originale: Farewell to the East End
Casa editrice: Sellerio
Collana: La memoria
Numero pagine: 464
costo cartaceo: 15,00
costo ebook: 9,99
EAN: 9788838936913
Dalla prima Gran Loggia alla P2
Inchiesta sull’organizzazione occulta più potente della storia occidentale
Templari, libera muratoria, Fratellanza, Gran Loggia, Rosacroce: tanti sono i nomi attribuiti nei secoli a quella forma di associazione segreta nota ai più semplicemente come “massoneria”.
Ma chi c’è veramente dietro a questa forza occulta che sembra guidare i destini del mondo? Come è nata e con quali scopi? Chi sono stati i suoi massimi esponenti e chi ne fa parte ancora oggi? In Italia, in particolare, sembra che la storia nazionale si sia spesso intrecciata con quella delle logge segrete: dalle persecuzioni degli affiliati in epoca fascista alle deviazioni estreme della P2 di Licio Gelli, con le ombre del golpismo e delle stragi, mai del tutto cancellate; dagli interessi americani al potenziale abbraccio letale con esponenti delle forze dell’ordine e dei cosiddetti “servizi segreti deviati”, fino ai pericolosi contatti con la malavita organizzata.
Con interviste esclusive e materiale inedito, la giornalista d’inchiesta Antonella Beccaria va alla scoperta di un mondo spesso sconosciuto e inesplorato, per illuminare le molte zone d’ombra che ancora oggi si trovano attorno al fenomeno massonico.
Tutto quello che c’è da sapere sull’organizzazione più antica, misteriosa e potente della storia occidentale
Tra gli argomenti trattati nel libro:
• Morte presunta di un massone
• Le origini della famiglia: istanze di libertà dal Medioevo all’età moderna
• L’approdo in Italia delle idee massoniche
• Venti di dittature e reazione delle consorterie
• Fratelli d’America: il nodo della seconda guerra mondiale e la posizione dei cugini d’oltreoceano
• Anomalie nel tempio: la bufera della P2
• Incroci eversivi: quale ruolo nella strategia della tensione?
• Relazioni inconfessabili: l’ombra delle mafie
• Logge regolari e deviate: le moderne camere di compensazione
Titolo: I segreti della massoneria in Italia
Autore: Antonella Beccaria
Casa editrice: Newton Compton
genere: saggio storico
Serie: I volti della storia
Numero pagine: 432
costo cartaceo: 9,99
Costo ebook: 4,99
ISBN: 9788822711243
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