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Flavia de Luce e il cadavere nel camino

di Alan Bradley Flavia de Luce e il cadavere nel camino

1952. Flavia de Luce – grandissima esperta di veleni con un talento sherlockiano per chimica e delitto – ormai ha 12 anni e dall’Inghilterra viene spedita a Toronto, dove proseguirà gli studi presso la stessa Accademia femminile frequentata a suo tempo dalla madre Harriet. Nonostante il trasferimento in Canada non sia particolarmente gradito a Flavia, la nuova scuola le promette la concreta possibilità di penetrare nel mistero che circonda la figura della madre. E se questo non bastasse, appena sistemata nella sua camera di collegiale, dal camino piomba giù, avvolto nella bandiera dell’Union Jack, un cadavere mummificato. La piccola investigatrice si mette all’opera.
Sembra che Alan Bradley, il creatore di questa serie su un’argutissima adolescente detective, sappia così bene cos’è un’inglese, cos’è un college carico di tradizioni, cos’è un investigatore e cosa pensa una dodicenne, da miscelarli senza paradosso in misteri carichi di brume e di suspense stilizzata in cui il lettore si sente direttamente al cospetto della disarmante, innocente e provocatoria ironia di una ragazzina.

La dodicenne Flavia de Luce, dopo tante avventure, è ormai un’esperta dell’indagine scientifica.
Ma la nuova rete di enigmi che l’attende è piombata molto lontano dal laboratorio di chimica dove ama passare le giornate nel castello malconcio della sua famiglia decaduta. Il colonnello suo padre e zia Felicity, per ragioni poco chiare, hanno imposto che si iscrivesse all’Accademia Femminile della signorina Bodycote. L’Accademia è in Canada, a un Oceano di distanza dal caro Bishops Lacey, il piccolo villaggio dove sorge Buckshaw, la magione degli avi. Anche la madre Harriet studiò in quel vecchio college, dove la sua memoria è venerata da quando morì in Tibet misteriosamente. Le regole sono ferree, le istitutrici rigide come sergenti, e le compagne più o meno nevrotizzate dalla disciplina, però Flavia è un osso duro e facilmente comincia a conquistarsi una certa leadership.
All’improvviso davanti agli occhi di Flavia si apre la scena di una collegiale priva di sensi accanto a un cadavere mummificato e avvolto in una bandiera. Con la testa staccata dal corpo, è crollato giù dal camino spinto da chissà cosa. È un lampo, cui segue una grande confusione e l’arrivo della polizia. Flavia trova il tempo di osservare l’essenziale. Per fortuna la sua travolgente curiosità non incontra ostacoli da parte del simpatico ispettore di polizia incaricato, che non ha obiezioni ad averla in mezzo ai piedi, ma intanto cominciano a sparire ragazze. La plumbea nebbia di paura che scende tra quelle stanze, favorendo ogni tipo di sospetto tra i dimoranti, spinge la piccola Flavia ad affondare di più lo sguardo tra i vecchi segreti dell’Accademia, a interrogarsi sui motivi nascosti che hanno deciso la sua famiglia a mandarla lì. E alla fine scoprirà cosa vuol dire veramente essere la figlia di sua madre.
Sembra che Alan Bradley, il creatore di questa serie su un’argutissima adolescente detective, sappia così bene cos’è un’inglese, cos’è un college carico di tradizioni, cos’è un investigatore e cosa pensa una dodicenne, da miscelarli senza paradosso in misteri carichi di brume e di suspense stilizzata in cui il lettore si sente direttamente al cospetto della disarmante, innocente e provocatoria ironia di una ragazzina.
Titolo: Flavia de Luce e il cadavere nel camino
Autore: Alan Bradley
Traduzione dall’inglese: Alfonso Geraci
Titolo originale: As chimney sweepers come to dust
Editore: Sellerio
N° pagine: 432
Genere: romanzo
Costo cartaceo: 15,00
Costo ebook: 9,99
EAN: 9788838937187

Per Flavia de Luce, argutissima adolescente detective, intrighi e segreti pieni di suspense in un college canadese carico di tradizioni frequentato a suo tempo dalla madre Harriet. È l’occasione per penetrare nel mistero che circonda la sua figura, e Flavia non se la lascerà scappare!

«Nelle pagine di Bradley contano la sapienza dell’intreccio, l’ironia, il riferimento alle migliori tradizioni del “giallo”. E lo scatto di fantasia. Ottima detective story. Nelle mani di una ragazzina» (Antonio Calabrò, Il Piccolo).

La morte non è cosa per ragazzine

di Alan Bradley La morte non è cosa per ragazzine
Rupert Porson e la compagna Nialla burattinai di fama televisiva, con il loro furgone pieno di marchingegni teatrali e marionette, si fermano per qualche giorno a Bishop’s Lacey. Ma che ci fanno i due in quell’angolo di tradizione incastrato nella campagna inglese anni Cinquanta? A Flavia basta un’ombra di mistero per eccitarsi e le sue due passioni convergenti del delitto e della chimica trovano uno sfogo comune.

A Bishop’s Lacey, il paesino addormentato dove dimora l’undicenne Flavia de Luce, qualche scompiglio e un po’ di bizzarria sono portati da una strana coppia. Sono Rupert Porson e la compagna Nialla: un guitto che recita spesso quando parla e una maliarda dai capelli rossi, burattinai di fama televisiva, con il loro furgone pieno di marchingegni teatrali e marionette. Ma che ci fanno i due in quell’angolo di tradizione incastrato nella campagna inglese anni Cinquanta? Davvero sono lì solo per recitare Il fagiolo magico in parrocchia? A Flavia basta un’ombra di mistero per eccitarsi e le sue due passioni convergenti del delitto e della chimica trovano uno sfogo comune. E infatti è la chimica a offrirle il primo spunto per le sue scoperte indiscrete e curiose. Fuggendo ad ogni momento dal maniero semirovinato, dove il suo tempo trascorre tra il laboratorio, un litigio con le sorelle e un tè con il padre, incontra strane persone: una matta che gira per il bosco e sembra conoscere segreti, un tedesco ex prigioniero di guerra bello come un dio; orecchia di nascosto sospette conversazioni; apprende dal dolore insano di una madre la storia di un bambino morto impiccato. Fino a che si trova ad essere spettatrice di un’altra, clamorosa, morte, carica di un sinistro simbolismo, continuazione forse di un più antico enigma.
«È normale a 11 anni essere inaffidabile », ma stavolta Flavia rischia grosso.

I romanzi della serie di Flavia de Luce sono thriller raccontati da una bambina detective, dentro l’atmosfera da tipico giallo all’inglese. L’effetto è quel misto di brivido, gioco, ironia surreale, macabro e sorpresa che può sentire una bambina davanti al delitto avventuroso immaginato a partire da una giornata qualunque. Sapremo mai se Flavia riferisce o inventa?
Titolo: La morte non è cosa per ragazzine
Autore: Alan Bradley
Traduzione dall’inglese: Stefania Bertola
Titolo originale: The weed that strings the hangman’s bag
Editore: Sellerio
N° pagine: 416
Genere: romanzo
Costo cartaceo: 15,00
Costo ebook: 9,99
EAN: 9788838936135

Il Natale di Flavia de Luce

di Alan Bradley

Si profila un triste Natale per l’undicenne Flavia de Luce. Le condizioni economiche negative hanno costretto il padre a dare in affitto parte della dimora di famiglia a un’intera troupe cinematografica per girare un film ambientato in una tipica casa nobiliare di campagna inglese. Il caotico tran tran delle riprese viene però interrotto da una serie di incidenti inattesi. E un raccapricciante assassinio offre a Flavia di esercitare finalmente il candido intuito di detective infallibile e la perizia di scienziata sperimentale.

 

«Una magnifica immersione nell’Inghilterra degli anni Cinquanta al seguito della ragazzina più furba e incorreggibile del mondo» (Kirkus Reviews).

 

 

Un triste Natale si profila per l’undicenne Flavia de Luce e nemmeno gli amati esperimenti di chimica, da un po’ di tempo tendenti irresistibilmente a sintetizzare veleni, riescono a consolarla. Le condizioni economiche negative hanno costretto il padre a dare in affitto parte della dimora di famiglia. La tenuta di Buckshaw, con il parco innevato e la magione sterminata, dovrà ospitare un’intera troupe cinematografica per girare un film ambientato in una tipica casa nobiliare di campagna inglese.

L’invasione si rivela meno noiosa del previsto. Al contrario, Flavia, le tremende sorelle Daffy e Feely, l’impareggiabile Dogger e la fedele signora Mullet, si trovano trascinati nel pieno della tempesta creativa filmica, chiassosa irriverente divertente, e soprattutto fanno spigliata conoscenza con la diva delle dive, Phyllis Wyvern che non si capisce mai quando smette di recitare, e con il suo partner, Desmond Duncan, dal profilo che si staglia nell’aria.

Il caotico tran tran delle riprese viene interrotto da una serie di incidenti inattesi. Una bufera di neve isola la casa da tutto il mondo esterno. E un raccapricciante assassinio, preannunciato da parecchi particolari, allusivi o indiziari, offre all’ingegnosa Flavia di esercitare finalmente il candido intuito di detective infallibile e la perizia di scienziata sperimentale.

I misteri di Flavia de Luce avvincono in una atmosfera assieme tenera e tenebrosa, perfida con un fondo di innocenza. La voglia di seguirli pagina dopo pagina, in un intrattenimento gustoso e venato di attesa, verosimilmente viene dall’audace miscela di Sherlock Holmes, Agatha Christie e Pippi Calzelunghe, amalgamati da un’ironia fatta di sottintesi e doppi sensi, acuta e pura come solo una vera undicenne intelligente e priva di pregiudizi che racconta può creare. Ma su ogni sensazione da lettori domina lei, Flavia de Luce, cui basta la singola parola con cui la descrisse il «New York Times»: incantevole.